1) Il tuo nome?

Laura

2) La tua nazionalità?

Italiana, ma vivo a Londra

3) Cosa significa per te il ciclismo?

Il ciclismo per me è una costante positiva e sociale che mi ha permesso negli anni di scoprire e spingere i limite del mio corpo e della mente. In una forma o altra sono sempre stata circondata dal ciclismo. Sono cresciuta in un paesino vicino a Treviglio, quando la fabbrica della Bianchi era ancora aperta. Ricordo noi bambini pedalare fino in fondo alla strada del paese per intravedere il Giro passare velocemente sulla Statale. Le vacanze estive dei nonni si passavano commentando le imprese dei pro al Tour de France. Da grande invece, la bici è stato sempre il mio mezzo di trasporto preferito. Da 4 anni anni faccio parte di un club qui a Londra, sono appassionata di Endurance a Sportive. Quest’anno mi piacerebbe cambiare e tra poco inizio a correre le mie prime gare (amatoriali) qui a Londra con il mio nuovo racing club: East London Velo.

4) Cosa ricordi della tua prima bicicletta?

Ho una sorella gemella e all’epoca vivevamo in piccolo paese nella bassa Bergamasca. Le bici e la macchina si tenevano nel parcheggio sotto casa. Mi ricordo che papà ci chiamò dalla cantina: ed eccole lì! Le nostre prime bici. La mia era una Graziella rossa e per mia sorella Lola era rosa. Papà ci sosteneva e ci ha insegnato ad andare in bici là nel parcheggio. La bici rossa è stata la chiave di una delle mia amicizie più importanti: io e la mia migliore amica Silvia ci accompagnavamo ripetutamente a casa l’un l’altra, avanti e indietro – avanti e dietro, fino a quando era troppo buio per i bambini rimanere fuori casa!!  

5) A che età hai capito che questa era una vera passione?

Purtroppo troppo tardi, la passione è esplosa che ero già oltre i 30 anni. La bici mi ha sempre appassionato ma non ho mai pensato che io da bambina/donna potessi attivamente intraprendere questo sport al livello che sono ora. Un peccato, ma meglio tardi che mai. 

6) A quante edizioni della Granfondo Stelvio Santini hai partecipato?

2 per ora 

7) Cosa ricordi delle emozioni della prima Granfondo Stelvio Santini alla quale hai partecipato?

Per me la Santini è un evento incredibilmente speciale per due ragioni. La prima in relazione al ciclismo: è stata la mia prima granfondo sulla Alpi. Vivendo a Londra, non ho molta opportunità di allenarmi per questo tipo di corse. Ricordo sensazioni prima della gara in un misto di paura sfrenata e emozione infinita per poter finalmente provare a pedalare come i veri ciclisti!! 

8) Hai un aneddoto simpatico da raccontarci riguardo una delle edizioni?

Scrivo qui la mia seconda ragione per cui la Santini per me è veramente speciale. La seconda ragione è un po’ più personale ed emotiva. La prima edizione l’ho corsa nel giugno del 2015. Mia sorella nel Marzo di quell’anno ha avuto un serio incidente in montagna e da Marzo a Luglio era in ospedale per riabilitazione dovuta alla paralisi causata dall’incidente. Per me, è stata una battaglia emotiva: “Vado alla Santini o resto a casa?”. Mi sembrava ingiusto godermi delle emozioni positive della bicicletta mentre lei era bloccata a letto in ospedale. Quando le ho parlato delle mie esitazioni, la sua risposta è stata fenomenale (e questo è l’aneddoto simpatico): “Non pensare nemmeno che non vuoi andare. Tu vai alla Santini: spacca tutto e aspetto le foto dalla cima dello Stelvio appena arrivi!”. E così  sono partita per la mia prima Granfondo Santini. Ho attraversato il traguardo sullo Stelvio mano a mano con Massimo: il ragazzo che ha salvato mia sorella dalla frana chiamando i soccorsi. 

9) Conservi i pettorali di tutte le edizioni?

No, tengo tutte le medaglie però – nel caso della Santini, ho ancora tutte le magliette delle edizione a cui ho partecipato. Hanno il miglior pacco gara che ho mai visto in vita mia (e di granfondo ne faccio a bizzeffe) 

10) Come ti stai preparando per la sfida di quest’anno?

Io faccio parecchie uscite di 100+ km. Di solito ogni domenica. In settimana faccio allenamenti più corti cercando di sfruttare le collinette che abbiamo qui e intorno a Londra. Assolutamente non ideale, le “colline” nostre sono cortissime ma la pendenza (12-18% per qualche centinaia di metri) spesso ti fa scoppiare i polmoni. Li considero interval training, ahah! 

11) Il tuo forte in bicicletta?

Ma credo che sia che dopo una ventina di chilometri, quando sono ormai calda e ho trovato il ritmo, sia difficile fermarmi. Non sono una ciclista velocissima, ma non mi arrendo facilmente. 

12) Pensi ci sia discriminazione nel tuo sport in quanto donna?

Non so se chiamarla discriminazione. Ma credo sicuramente che non ci siano abbastanza incentivi e opportunità per noi donne. È come un cane che si mangia la coda: non ci sono abbastanza donne, quindi non ci sono abbastanza eventi/gare per donne. Io credo che gli organizzatori dovrebbero incoraggiare il ciclismo femminile: probabilmente le prime gare per donne avranno una partecipazione più bassa del previsto (o forse no!), ma poi le donne arriveranno. Credo anche che il giornalismo debba dare spazio al ciclismo femminile. Tante volte in TV si vede solo la gara maschile, anche se le donne sono lì, a distanza di poche ore! 

13) Vuoi aggiungere altro?

Se c’è spazio per ringraziamenti… Vorrei ringraziare i mie genitori per avermi regalato la mia prima bicicletta rossa (rossa come Pantani, ahah. Lui aveva la bicicletta rossa del nonno!!). E vorrei ringraziare Cristian Pozzi per tutto quello che fa per la Granfondo ogni anno e per essere diventato un caro amico da 2 anni a questa parte.